Gianni Casti - Lo sguardo su Eva
Il ritratto è una sfida suprema, perché richiede che tu riesca a far deporre al soggetto la sua maschera abituale, per mostrare ciò che tiene nascosto sotto di essa. (Dorothea Lange)
Lungi dal ridursi a una mera documentazione estetica, l’opera fotografica di Gianni Casti si configura come una profonda e intima indagine antropologica e spirituale incentrata sull’universo femminile. Un’osservazione a tratti contemplativa da cui affiorano eleganza e sensualità; non a caso l’autore dichiara: "Il ritratto per me è la forma principe della fotografia perché emoziona, cattura e seduce".
Con un’esperienza visiva di oltre quarant’anni, l’autore ha saputo coniugare la sua prima attività professionale nel settore della moda alla rigorosa carriera legale. Ed è proprio quest’ultima ad aver instillato in lui un’intensa attitudine all’ascolto e all’empatia, dotandolo di quella sensibilità necessaria a comprendere le complessità dell’animo umano. "È una questione di fiducia - spiega Casti - fotografare le donne non è semplice: ci vuole garbo estremo, buon gusto interiori e leggerezza, per andare al di là di tutti i loro filtri e di tutte le loro inespugnabili certezze e insicurezze".
Ai primi piani serratissimi, caratterizzati da una forza magnetica e da profondi contrasti chiaroscurali che rimandano allo studio della luce caravaggesca, Gianni Casti alterna la luce ambiente, massima espressione di autenticità. "La luce ambiente per me non ha eguali, rende tutto più autentico, più vero e, allo stesso tempo, più creativo. Senza creatività la foto non nasce". Uno spaccato dell’universo femminile, attraverso lo sguardo complice dell’autore, trasforma ogni singolo scatto nel frammento di un racconto universale. Il percorso di questa mostra, declinata dalla purezza del bianco e nero con alcune incursioni cromatiche, è costituito da 25 scatti stampati in diverse dimensioni, in cui lo spettatore è invitato a perdersi, sedotto da uno sguardo che sa prima di tutto ascoltare.
La forza espressiva delle opere si basa su scelte tecniche e compositive precise e rigorose. Le inquadrature variano dai primissimi piani cinematografici a composizioni ampie e geometriche. Le pose non sono mai casuali o puramente estetiche, si riscontra una forte componente teatrale dove le mani assumono un ruolo narrativo centrale. La luce drammatica e tagliente, emerge dal buio profondo per scolpire volti e corpi. Il colore appare quando ha una forte valenza simbolica. Dal punto di vista concettuale, la serie si configura come una profonda indagine sull’identità femminile, esplorando la dualità tra nascondere e rivelare. L’inserimento dei soggetti nei contesti strutturali suggerisce un senso di attesa e nostalgia.
Il progetto dimostra una notevole maturità artistica attraverso l’uso magistrale dell’ombra e della composizione formale. L’autore non si limita a fotografare un volto ma utilizza il ritratto come specchio per esplorare la complessità dell’animo femminile, traducendo emozioni astratte in forme visive potenti e senza tempo.












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