ICONOGRAFIA: L'Inferno



Il termine deriva dal latino “luogo posto in basso”, e la sua concezione dall’Ade greco e dallo Sheon giudaico, il luogo di dannazione e tormento eterno che prende il nome di Inferno. Inserito all’interno del Giudizio Universale per tutta l’epoca medievale, la sua trasposizione iconografica inizia a diffondersi solo nel X secolo per illustrare l’orrore e la perversione del male con l’intento terrorizzare i fedeli e indurli al pentimento. Una delle rappresentazioni più antiche è parte del mosaico della cattedrale di Torcello seguito da quella della cupola del battistero di San Giovanni a Firenze di Coppo da Marcovaldo che vede un terrificante Satana al centro, tra serpenti velenose e corpi straziati, che afferra e dilania con le fauci le anime dannate. Non molto dissimile dalle successive interpretazioni di Giovanni da Modena per la basilica di San Petronio a Bologna e di Giotto per la Cappella degli Scrovegni. E se per i fiamminghi il modello da seguire è quello di Bouts, dalla seconda metà del XIV secolo i filoni narrativi da cui attingere materia infernale, oltre alle fonti bibliche, sono di matrice dantesca. Come lo spettacolare groviglio di corpi dei Dannati di Luca Signorelli per il Duomo di Orvieto, che anticipa il Giudizio michelangiolesco mentre è di Botticelli il cono infernale, con tanto di gironi tratto alla lettera dalla Commedia, e di Bosh la summa più terrifica del mondo degli inferi mai raffigurata.




Più rare le rappresentazioni successive al Rinascimento in quanto l’infernale e il demoniaco si esauriscono come motivo teologico per trasformarsi in capriccio con l’avvento del barocco, fino al XIX secolo quando gli artisti traggono ispirazione da testi profani sopratutto dal Faust. Isolato è il caso di William Blake che per le sue visioni infernali, seppur raffinatissime, s’ispira a Milton e al suo Paradiso perduto mentre è Grandiosa la Porta dell’Inferno di August Rodin, ispirata alla Divina Commedia e al Giudizio di Michelangelo. Assurge a metafora dell’epoca contemporanea con i demoni rossi di Federico Giuda e i teatrini macabri di Dan Baldwin e Jake e Dinos Chapman. E se Annie Leibovitz per i Soprano crea un girone infernale metropolitano, Bill Viola, riprendendo la struttura del trittico, da vita alla videoinstallazione The city of man, con la città che brucia nel pannello riservato all’Inferno. Anime dannate, fuoco e fiamme oggi come mille anni fa a rimarcare che al di là del bene c’è un solo destino che sconfina ne l’eterno dolore. Tra la perduta gente.

Commenti

  1. Salve, sono capitata per puro caso su questo suo blog e devo dire che mi piace molto, complimenti! Sono un'artista Svizzera e titolare di una scuola d'Arte e come lei anche io amministro un blog dedicato all'Arte...se le va di fare un salto da me le lascio il link:
    http://www.laurart.ch/laurart.ch/Blog.html

    Cari saluti, Laura

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