Atti osceni in luogo pubblico: dai veleni delle miniere alle fabbriche belliche in Sardegna
Dai veleni delle miniere alle fabbriche belliche. Le devastazioni del Sulcis Iglesiente raccontati dal progetto Obscene.
Fino al 30 giugno, al Villaggio Norman 4, è in mostra il progetto Obscene, nato dall'incontro tra il collettivo Giuseppefraugallery - che dal 2009 opera tra arte, attivismo politico e territorio -, e tre attiviste in prima linea nella tutela dei diritti dei sex workers. Con il loro background professionale e politico, queste figure contribuiscono da anni a scardinare i pregiudizi e a riscrivere la narrazione pubblica che circonda l'intero settore.
Il progetto Obscene
Il Sulcis Iglesiente è un territorio che porta cicatrici profonde dovute a una lunga e complessa esperienza industriale. Per decenni questa terra è stata il fulcro minerario e metallurgico d’Italia, un'epoca in cui occupazione e progresso economico si sono intrecciati con il progressivo avvelenamento del paesaggio e della salute collettiva. È in questo scenario carico di storia e di contraddizioni che si inserisce Obscene, il progetto di ricerca e arte visiva nato dalla collaborazione tra il collettivo Giuseppefraugallery e le attiviste Mistress Belle, Jane Grey e Sonia Nowak.
Sviluppato a partire dalle residenze artistiche del 2024, il progetto utilizza i codici estetici del sex work e del fetish non come mera provocazione ma come strumento critico per risvegliare l'osservatore verso i disastri del territorio, posizionando i corpi delle protagoniste davanti ai simboli dell’antropizzazione più estrema della Sardegna.
L’antropizzazione selvaggia del Sulcis
Il territorio sardo del Sulcis porta i segni di un'industrializzazione distruttiva. Dalla discarica dei fanghi rossi di Iglesias, una immensa distesa di scarti metallurgici che ha alterato permanentemente il territorio, al polo industriale di Portovesme, nato per rimpiazzare l’economia delle miniere ma che ha finito per tradire le aspettative lasciando alle comunità locali contaminazione ambientale e instabilità sociale. Per finire con la produzione e l’esportazione di armamenti della RWM di Domusnovas, che lega tragicamente la regione all’interno del mercato globale bellico e della violenza.
Il paradosso culturale
In questo cortocircuito tra ecologia politica, transfemminismo e memoria industriale, Obscene solleva una domanda cruciale: per quale motivo la vista di un corpo sessualizzato suscita spesso un disagio profondo mentre lo sguardo si posa indifferente davanti a paesaggi devastati dall'inquinamento o segnati dalla produzione bellica?
Attraverso una serie di fotografie e performance, le figure delle attiviste all’interno di questi paesaggi gravemente compromessi si configurano come veri e propri strumenti politici che scardinano il nostro abituale modo di guardare questi territori. In sintesi Obscene vuole dimostrare che il vero scandalo pubblico non risiede nella sessualità consensuale, bensì nelle infrastrutture che producono morte e distruzione ambientale. Non si tratta di un'offesa al pudore ma di una denuncia contro ciò che offende la vita stessa.

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