Giuseppe Pettinau_L'Enigmatico Alchimista



Il simbolo artistico - si dice - è un rimandare ad altro e, nello stesso tempo, un riunire. Ma è un rimandare ad altro - diciamo noi - che non può in se sussistere senza rimando problematico a se stesso, alle complesse mediazioni interne cui è sottoposto per via di specifiche “formatività” in un determinato territorio eidetico di rappresentazione. Artista difficilmente imbrigliabile nelle trame di una singola categoria, Giuseppe Pettinau imposta la sua poetica su simboli enigmatici e misterici, attraverso un percorso analitico dove tensione e pathos insistono sul gesto pittorico teso a rivelare i flussi della coscienza umana. 




Impostata sulla materia pittorica, l’indagine meditativa lenta e metodica restituisce ambigui e inquietanti ectoplasmi che galleggiano tra grumi dell’informale e simboli alchemici attingendo ad un inconscio ancestrale derivante dalla profonda conoscenza di filosofia, poesia e mitologia. Come un moderno Diogene, Giuseppe Pettinau cerca l’uomo. L’uomo piegato su sé stesso, avvolto dall’ombra che lo circonda e lo fa tra graffianti codici segnici intrisi di un’aura sacrale e solenne. In alcune sue manifestazioni la pittura informale è stata prodiga di lacerazioni poco dialettiche, di frammentazioni esasperate sino al crollo di un orizzonte razionale capace di controllarne le traiettorie vitalistiche. Spero di aver contribuito, con la mia pittura, a rendere visibile tale conflitto. 
Negli anni Sessanta l’approccio pittorico dell’artista è di natura onirica, molto vicino alla trasfigurazione lirica della realtà di Paul Klee e al surrealismo di Mirò. Un linguaggio descrittivo e simbolico di diversa provenienza semantica che si pone a metà tra astratto e figurativo. Sono tempi in cui è in atto un processo di svecchiamento culturale che vede gli artisti isolani uniti contro un folklorismo imperante ed un sistema oramai asfittico. Pettinau partecipa attivamente alla costituzione de Il Gruppo di Iniziativa e del Centro di Arti Visive attraverso un’incessante sperimentazione che è anche esperienza esistenziale e che negli anni Settanta lo conduce ad esiti più vicini all’espressionismo astratto che risente dell’influsso vorticoso del movimento artistico Co.Br.A. Negli anni Ottanta il segno si fa più lineare e la gamma cromatica si riduce notevolmente. Iniziano a comparire lacerti spessi e grumosi puntualmente graffiati o incisi e prende forma la serie delle Teste, monoliti che alludono alla figura umana, una costante nella ricerca dell’artista che si protrarrà fino alla fine degli anni Novanta.




È nostro preciso convincimento che in quest’ultimo scorcio di secolo il settore delle arti visive sia caratterizzato da confusione linguistica alta, frutto di estrema inerzia. Siamo cioè convinti che il Postmoderno abbia del tutto mancato, per amore dell’arbitrio, ciò che si era prefisso: d’essere espressione concreta di un radicale mutamento di rotta. Si legge nell’incipit del Manifesto del Gruppo ’91 di cui Giuseppe Pettinau è stato artefice, nonché teorico, insieme ad Attilio Della Maria, Italo Medda, Italo Utzeri e Beppe Vargiu, e i cui dettami confluiscono nell’alveo della componente spazio-temporale che, privata del ruolo di forza propulsiva primaria, acquista un’importante profondità di senso. Quello degli anni Novanta è il periodo più prolifico per la produzione artistica di Pettinau. Alla rigorosa strutturazione dello spazio accosta un apparato simbolico più stratificato. Il nero scompare e la superficie pittorica si accende. Il linguaggio si fa più introspettivo e la visionarietà più enigmatica. Compaiono lettere, numeri, apparenti esseri unicellulari dall’evidente nucleo che si sostituiscono in parte all’ordine geometrico. Il segno appena accennato diventa più marcato e aggressivo e i colori più cupi. L’inevitabile trascorrere del tempo in cui l’uomo è vittima di un continuo mutamento è ora al centro dell’indagine concettuale dell’artista. Negli anni del nuovo millennio ritorna alla tele di grandi dimensioni e per contro ai disegni di piccolo formato dove l’uso del colore è congeniale alla trasfigurazione lirica della realtà. Realtà indagata nei suoi reconditi processi, tra i meandri più profondi dell’inconscio. Nascono due distinte serie di disegni a china: una in un rigoroso bianco e nero dove pare riemergere l’automatismo del gesto; l’altra a colori più calcolata ma dall’atmosfera evocativa.



La mostra personale di Giuseppe Pettinau, ideata e curata dalla sottoscritta per Lo Spazio Invisibile, arriva dopo diversi anni in cui l’artista decide di partecipare solo marginalmente al dibattito artistico-culturale isolano. Con l’obiettivo di tracciare il percorso e attribuire il dovuto riconoscimento ad uno dei più grandi artisti storici del panorama isolano, sono state selezionate le opere più rappresentative dal 1968 al 2006 tra oli e disegni per un totale di un centinaio di lavori. 
Artista di grande spessore intellettuale ed estrema sensibilità e raffinatezza, capace di svelare i mali dell’esistenza attraverso un processo di trasformazione dell’inconscio in immagini simboliche, Giuseppe Pettinau giunge al riconoscimento del sé mediante un percorso fatto di allegorie, metafore, immagini archetipiche, simboli spesso indecifrabili, codici occulti e figure antropomorfe che lo proiettano in un universo alchemico. Universo dell’arte della percezione, capace di plasmare e trasformare la realtà per giungere alla sublimazione esistenziale. Territorio in cui l’artista è maestro.








Bibliografia

A. Negri (a cura di), La Collezione d’arte contemporanea della Galleria comunale 
di Cagliari, Cagliari, Amilcare Pizzi 1983.
G. Pellegrini, Per l’arte in Sardegna: Giuseppe Pettinau, Stampacolor, Cagliari 1989.
G. Pettinau, Manifesto Gruppo 91, Cagliari 13 dicembre 1991.
AA.VV. Arte Duchamp: dal Moderno al Postmoderno, Arti Grafiche Pisano, Cagliari 2004.
G. Pettinua, Sul Simbolo, in “Soliana” n. 3, Cagliari giugno 2008.
W. Nazzari, Quel Centro al centro. Un posto in trincea, Edizioni Man Ray, Cagliari 2017.


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