Due inediti di Bernardino Palazzi al Mancaspazio


La produzione artistica di Bernardino Palazzi si arricchisce di due pezzi fondamentali rimasti a lungo lontani dagli occhi del pubblico. Due opere distinte, con modalità e storie differenti allestite presso la galleria Mancaspazio di Nuoro con l’obiettivo di riportare l’artista nel suo luogo d’origine e arricchirne il corpus.


La mostra

Con la curatela di Chiara Manca, la mostra Radici si presenta al pubblico non come una semplice retrospettiva, ma come una vera e propria operazione di “archeologia” visiva. Lo spazio espositivo di Via della Pietà compie un piccolo miracolo critico riportando alla luce due capolavori di Bernardino Palazzi che interrogano il nostro modo di intendere il tempo e la memoria. Da un lato, un disegno monumentale a grafite che la critica cercava invano dagli anni Trenta; dall'altro, un dipinto a olio di cui si ignorava persino l'esistenza. Due riaffioramenti straordinari che costringono gli storici a ridisegnare i confini della produzione del maestro nuorese.


Gli Apostoli nell’orto

Alla Biennale del 1928 il disegno passò inosservato. Lartista aveva poco più di ventanni e il tema dellopera era ispirato agli Apostoli di Felice Carena, suo maestro, opera presentata alla Biennale del 1926 e acquistata dalla Galleria dArte Moderna di Palazzo Pitti. Bernardino Palazzi impostò la composizione in verticale, dando maggior risalto allambiente circostante, un paesaggio fatto di asperità montuose da cui emergono tronchi dulivo nodosi, spogli e mutilati delle foglie, che accentuano la drammaticità imminente.

Palazzi si concentra sugli Apostoli nel momento del sonno e non sulla figura di Gesù che, infatti, non sembra comparire. Una scelta che si allinea alla tradizione evangelica, in cui il Messia si allontana per pregare da solo. Un'altra ipotesi potrebbe essere quella legata al momento dell'ammonimento: in questo caso, la figura di Cristo sarebbe individuabile nelluomo barbuto sulla sinistra che solleva il braccio destro per riprendere Pietro, Giacomo e Giovanni, addormentati per la stanchezza e il dolore.

Particolare attenzione è data alla definizione anatomica e ai panneggi, rilevati attraverso un tratteggio fitto e incrociato. Allatmosfera di profonda inquietudine si aggiungono così la solitudine e la fragilità degli Apostoli. 

Evidenziando una ripresa della tradizione quattrocentesca italiana - vicina a maestri come Mantegna e Bellini - il disegno si configura come una perfetta sintesi tra la monumentalità degli anni Venti e linquietudine espressiva tipica del Novecento italiano e dei Valori Plastici.




La Veronica

Nel 1951 Bernardino Palazzi realizza La Veronica, uno studio preparatorio per un affresco di grandi dimensioni. Il bozzetto descrive lepisodio evangelico della donna che asciuga il volto di Gesù, tuttavia, lartista sceglie di non celebrare l'evento come fulcro della rappresentazione, mimetizzando la figura della Veronica tra la folla. Una scelta, questa, probabilmente legata alle dimensioni ridotte del supporto che hanno spinto lartista a una forte sintesi compositiva.

La scena è densamente popolata e si sviluppa lungo una diagonale che ricalca la salita al Calvario. In primo piano l'autore inserisce una dimensione quotidiana e popolare, in cui compare anche un suonatore di launeddas. Al centro, in secondo piano, Cristo è inginocchiato sotto il peso della croce a poca distanza dalla Santa. Sullo sfondo, un vasto cielo lattiginoso occupa quasi la metà superiore della tela mentre le rocce e latmosfera arida richiamano esplicitamente il territorio sardo.

L'opera è sintetica ma fortemente espressiva. Le figure sono definite da campiture rapide e contorni marcati, mentre i cromatismi attingono a una tavolozza di terre, bruni e ocre, interrotta da accenti di colore puro come il rosso della veste di Gesù. Questo Cristo non è il protagonista assoluto, ma parte di un'umanità varia e distratta con l’obiettivo di stimolare una riflessione universale sulla condizione umana, mostrando una Passione che si consuma nell'indifferenza della quotidianità.

Commenti

I più popolari