Io Sono Il Tuo Specchio di Cristian Castelnuovo
Sarò il tuo specchio, rifletterò quello che tu sei, nel caso tu non lo sappia.
(Lou Red)
Se la fotografia è l’arte di fermare il tempo per renderlo eterno, al contrario lo specchio, luogo di trasformazione e inganno, è il regno del mutamento perpetuo. Non a caso Roland Barthes definisce la fotografia come la presenza di qualcosa che non c’è più, o meglio di ciò che è stato, poiché essa riproduce meccanicamente ciò che non potrà mai prodursi esistenzialmente. Lo specchio, invece, è l’opposto logico: non ha memoria. Esiste solo nel presente. Questa antitesi, uno dei nodi più profondi della filosofia dell’immagine, è l’anima dell’ultimo progetto di Cristian Castelnuovo, territorio d’azione dove questi due mondi convivono e collidono creando un corto circuito concettuale.
Sono stampate su superfici in alluminio composito specchiato, i ritratti fotografici che danno vita al progetto Io sono il tuo specchio e dove l’osservatore non è più un testimone passivo ma il tassello mancante che completa l’opera. Come tiene a precisare l’artista l'obiettivo consiste nel realizzare ritratti che non rivelino esclusivamente il soggetto rappresentato, ma evidenzino il modo in cui lo spettatore contempla se stesso, dal momento che l’immagine si completa unicamente attraverso il riflesso del visitatore, il quale entra fisicamente nell'opera e modifica la sua composizione, divenendo parte integrante della scena osservata. L’artista utilizza il ritratto come laboratorio di idee, come lente critica per analizzare il rapporto tra arte contemporanea e tessuto sociale pertanto non si limita a mostrare volti ma agisce come specchio della coscienza collettiva. Tra memoria e spettacolarizzazione.
La produzione di Cristian Castelnuovo si inserisce nel panorama della fotografia contemporanea attraverso un equilibrio tra ricerca artistica e committenza editoriale ponendo al centro della sua estetica il dialogo tra figura umana e spazio circostante. Questo percorso trova riscontro nel rapporto con la Sardegna, nodo cruciale in cui privato e carriera dell’artista si intrecciano. Ed ecco che i ritratti di Rosanna Rossi, Pinuccio Sciola e Jo Coda si snodano nel percorso espositivo accanto a quelli di Nick Cave, Roman Polanski, Amy Winehouse, Marina Abramovic, Giulio e Alfredo Mogol, Cattelan e Priscilla. Ritratti non contemplati come personaggi famosi da celebrare ma come parti di un sistema, tra autenticità e costruzione mediatica. Icone pop che ridisegnano la storia dell’immagine.
Io sono il tuo specchio trova il suo compimento in una serie di simboli e icone della cultura contemporanea apparentemente disconnessi dal contesto: il pappagallo, metafora di replicazione ed emulazione così come il Dyning Slave di Klein; la mano di Cruciani e l’opera di Cattelan, punto d’incontro tra provocazione e mercato. La rosa come archetipo che racchiude tensioni opposte e significati stratificati e la maschera che, in rapporto allo specchio, rappresenta il dialogo costante tra ciò che siamo, ciò che crediamo di essere e ciò che mostriamo all’altro.
Risultato di una rigorosa selezione su centinaia di ritratti realizzati nel corso di venticinque anni di carriera la mostra presenta il ritratto come forma critica della pratica artistica contemporanea, preservando la sua capacità di interrogare criticamente il modo in cui la collettività si autorappresenta, si racconta e si riconosce all'interno della propria iconografia, conclude l’artista. L’atto creativo è portato a compimento non solo dall’artista ma anche dallo spettatore, chiave di volta dell’intero progetto che decifra e vive temporaneamente l’opera. E mentre osserviamo essa assurge a punto di partenza per una riflessione che ci spinge a proiettare il nostro io interiore, in quanto lo specchio è lo strumento che palesa ciò che sta altrove creando una connessione tra la visione del reale e quella speculare dell’immagine.
Nello specchio c’è un altro che ci spia, direbbe Borges, trascinandoci dentro una trappola dove l’io si perde nel suo doppio proprio come Narciso che non riuscì più a distinguere se stesso dal riflesso.










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