Le litofonie di Pinuccio Sciola

Sembrano strumenti musicali, ma non lo sono. Emettono suoni ancestrali, ma sono sculture. Tra arte, musica e multimedialità una mostra di "pietre" sonore. La Sardegna celebra Pinuccio Sciola…


Erano i primi anni ’70 e il mio periodo figurativo si era già concluso. Lavoravo ad un’arpa, ma non avevo intenzione di scolpire uno strumento. Io sono uno scultore, ispirato dalle forme, dalla diversità delle superfici e dai giochi di luce. Io comunico un messaggio visivo e quella volta qualcosa mi ha fatto sfiorare la superficie con le dita. Non riuscivo a crederci: la pietra suonava una musica! Note primitive a tratti metalliche, sottili sibili e profondi echi che sembrano provenire dalle viscere della terra. Talvolta striduli e sinistri altre soavi e leggeri come lo spirare del vento tra le rocce. Sono i suoni arcani delle pietre sonore di Pinuccio Sciola (San Sperate, 1942). Vibrazioni acute intercalate da sordi lamenti che alterano la percezione dello spazio sonoro, come nel progetto multimediale curato da Giannella Demuro. Quaranta sculture di medio e piccolo formato, munite di sensori, si articolano in un percorso dove video e suoni sofisticatamente amplificati danno vita ad uno scenario di forte impatto sensoriale e visivo. Profondi chiaroscuri delineano la struttura lamellare delle sculture che emergono dalle sale in penombra. Alle pareti proiezioni di particolari delle fenditure si accostano all’alternarsi di acqua e fuoco. Stranianti nella musicalità quanto nelle forme hanno la parvenza di arcaici strumenti musicali ma non lo sono, tiene a precisare l’artista che le considera spina dorsale del mondo. Essenza che custodisce l’origine dell’universo.


La sonorità varia a seconda dello spessore delle lamine e della loro profondità ma anche dal materiale usato: trachite, marmo e basalto. Gli spazi vuoti generano suoni provocati dallo sfregamento di un’altra pietra o delle mani. Sono trascorsi tanti anni dalla scoperta che queste emettono diversi tipi di suoni e da allora l’ossessione di Sciola è stata quella di liberarne la voce. La voce atavica dell’universo che solo il contadino di una terra tanto antica quanto sassosa poteva intuire. Memoria che erompe vibrante dalla materia. È così che il suono del calcare richiama lo scorrere dell’acqua e quello del basalto il divampare della fiamma, evocando tempi lontani, storie dimenticate.



Nonostante sia stato invitato ad allestire il sagrato della chiesa di San Francesco d’Assisi, abbia collaborato con Renzo Piano, - che decide d’inserire una grande scultura sonora nell’auditorium romano - musicisti del calibro di Paolo Fresu e Pierre Favre, e le sue sculture siano state esposte in tutto il mondo, questa è paradossalmente la prima mostra in Sardegna interamente dedicata all’artista. Una mostra che riesce a trasmettere l’anima delle pietre così come Sciola le ha concepite, degna di rappresentare lo scultore dei Semi e delle Spighe che ha dato vita artisticamente al paese museo di San Sperate e ora plasma monoliti solenni. E, senza pretendere una forma precisa, gli da voce. Liberandone il respiro. (Roberta Vanali - foto di A. Onnis)

Commenti

  1. Anonimo4:59 PM

    Pinuccio indaga sul mistero della vita, dell'universo, del sacro. Incide sulle pietre un'impronta eterna. Le pietre vengono dalla natura e, attraverso il suo tocco sapiente, diventano sculture. Ma l'auspicio di Pinuccio è che, col tempo, lasciate all'aperto, in un museo naturale, le sculture, coprendosi di muschio, lavate dall'acqua e dagli agenti atmosferici, tornino a essere pietre. manuela bus.

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