Franco Podda - Ethnicity


Muovendo da una dimensione antropologico/esistenziale che vede il corpo come luogo di identificazione, Franco Podda prende le distanze da tutto ciò che è naturale per elaborare una visione artificiale della realtà che si concretizza attraverso la tecnologia informatica in quanto il mondo esterno passa dalle pagine dello schermo ove prendono vita espressioni basate sui linguaggi che sono un’estensione della nostra mente, per citare De Kerckhove. Nell’era della psicotecnologia, con lucida analisi – talvolta sconfinante nel cinismo - l’artista indaga tra le pagine del web per impossessarsi d’immagini che seziona, manipola e rielabora pittoricamente, con abile intervento digitale, sviscerando aspetti borderline dell’era contemporanea. Lacerti d’identità sottoposti a trasmutazioni digitali, icone glamour deturpate, immagini bondage decontestualizzate e assemblate rientrano in quel linguaggio ibrido che ben si adatta alla definizione melting pop coniata da Gianluca Marziani per indicare la contaminazione/fusione dei codici espressivi poiché è la scienza, sola religione dell’avvenire, come tuonerebbe Francois Raspal. Dissolvenze che integrano abilmente non luoghi, che disgregano la materia per fondere reale e virtuale, codici criptici che non raccontano ma caricano le immagini di significati ambigui - prescindendo da qualunque compiacimento estetico e dall’autoreferenzialità della rappresentazione - divengono pretesto per affondare la lama tra le piaghe della società postmoderna.


Saturazioni cromatiche su sfondi enfatizzati da tonalità purpuree convergono a delineare identità in un connubio che racchiude la femminilità provocante memore di Nobuyoshi Araky e la sottile poesia dei ritratti di Basilè. Specchio di una condizione socio-esistenziale facilmente percepibile, EthnyCity è una riflessione sull’identità dove è implicito il concetto di diversità che diviene portavoce di un vissuto collettivo attraverso il corpo in quanto “involucro” che la contiene. Il corpo come soggettività culturale, come strumento d’indagine e oggetto plasmabile che incarna un eros mai troppo ostentato. Il corpo come luogo di ambiguità e solitudine, di sperimentazione e mutazione. Il corpo al confine fra trasgressione e poesia. (Roberta Vanali da presentazione catalogo)


Recensione mostra su Exibart

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