Modigliani a Cagliari


Era il 1898 quando la giovane Medea Tacci moriva a causa di una meningite fulminante. Modì, allora quattordicenne, decise di ritrarla per farne dono alla famiglia. All’epoca l’artista si trovava a Grugua, un’immensa tenuta dell’iglesiente sardo di proprietà della famiglia Modigliani, che già da tempo stringeva amicizia con Tito Taci, imprenditore toscano, padre di Medea. La giovane è ritratta di profilo con sguardo malinconico e un lieve accenno di sorriso, con una tecnica pittorica fluida e leggera legata ancora al linguaggio macchiaiolo di fine Ottocento ben lontana dalle linee stilizzate e sinuose della più conosciuta maniera di Amedeo Modigliani (1884 – 1920). Il piccolo dipinto Ritratto di Medea (1900), custodito da Gabriella Meloni che lo ottenne in eredità, fa parte di una serie di reperti inediti della mostra inaugurata a Venezia nel maggio scorso, ora a Cagliari nel Castello di San Michele con trenta pezzi in più rispetto all’esposizione in laguna. 126 opere raccontano gli spostamenti e le molteplici personalità incontrate da Livorno alla Sardegna, da Firenze a Venezia fino a Parigi con l’obiettivo di ricostruire le tappe della formazione dell’artista ed acquisire nuovi elementi di studio. Seppur allestiti in maniera caotica, documenti, lettere, appunti, fotografie e schizzi costituiscono una ricca e preziosa documentazione che propone spunti di riflessione che potrebbero dar luogo a nuove ipotesi ed ulteriori approfondimenti sulla produzione italiana di Modigliani che presenta tuttora gravi lacune. Allievo di Guglielmo Micheli a Livorno e successivamente di Giovanni Fattori a Firenze, Modigliani avvolge di mistero i suoi ritratti rivelando una forza espressiva inusuale, che trascende dall’accademismo per penetrare l’indefinito e preludere a quella potenza gestuale dal segno incisivo e dirompente che fece dell’artista il più individualista delle avanguardie europee. Testimoniano questa prima fase Ritratto di uomo con baffi, Scolaro con libro illustrato e il più sperimentale nonché tardo Giovane seduta (1905). Pochi e decisi tratti fluenti su fogli ingialliti dal tempo scandagliano i personaggi che gravitano tra Montmartre e Montparnasse: si tratta dei numerosi disegni eseguiti tra il 1908 ed il 1919. Sono gli anni parigini, gli stessi che liberano l’artista dal realismo accademico per giungere al sottile equilibrio tra la purezza e il rigore della linea di tradizione toscana e le sperimentazioni delle avanguardie europee. Da queste ultime attinge l’essenzialità e il geometrismo cezanniano unito all’inquietudine futurista, la spiritualità e la plastica brancusiana e non ultimo la curiosità per la primitiva statuaria negra. Rientra nell’ultima fase parigina Giovane dai capelli rossi (1919), il secondo importante inedito che si affianca al celebre Ragazza con colletto alla marinara (1916) dai contorni fortemente solcati entro le masse scure di abiti e capelli. Sono le opere dei grandi interpreti della scuola parigina a completare il percorso espositivo, dai disegni di Derain al doppio ritratto di Jeanne Heduterne, dall’Acrobata di Carlo Carrà al Circo Medrano di Max Jacob, dalle scene di vita parigina di Steinler fino al Ritratto di Jacob di Picasso. Modì non incontrò mai Giacomo Balla ma ebbe occasione di apprezzarne l’opera nelle due edizioni del 1903 e del 1905 della Biennale veneziana. In mostra l’intenso pastello Ritratto della signora Elisa. Delle opere veneziane della Collezione Licudis è doveroso ricordare l’etereo ritratto de La fanciulla dallo scialle rosso di Zandomeneghi, gli immediati paesaggi di Guglielmo Ciardi, i dipinti post impressionisti di Favaretto e gli intimisti ritratti di Francesco Michetti. Nonostante la mostra abbia goduto di un budget irrilevante e parte della pseudo-critica nostrana non l’abbia apprezzata limitandosi a mettere in dubbio i carteggi, è da sottolineare l'importanza della grande mole di documentazione. A partire dagli inediti rapporti in Sardegna fino alla fase più celebre della scuola parigina, che testimonia l’intenso ma breve percorso dell’angelo dal volto severo, inquieto bohemien in costante preda al delirio della pittura e all’incessante ricerca di un’irraggiungibile forma espressiva che placasse la violenta e conflittuale tensione interiore. (roberta vanali - exibart)

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