Renè Rijnink

“E sopra i volti affiorano burrasche, bonacce, correnti e il salto dei pesci che sognano il volo” (Erri de Luca). Volti dagli occhi vitrei che hanno visto “oltre” si accalcano gli uni contro gli altri alla spasmodica ricerca di qualcosa di sfuggente, impalpabile. Inquietanti, deformi si muovono in spazi claustrofobici fluttuando tra tappezzerie ridondanti e strumenti musicali. Artista visionario, Renè Rijnink (Amsterdam, 1949) prende le mosse dalla pittura fiamminga - in particolar modo da Bosh - e tra reminiscenze escheriane e citazioni che da Ensor giungono a Schiele fino a Max Beckmann, si cimenta con eccellenti risultati con le tecniche calcografiche. Le 15 incisioni in mostra vogliono rappresentare una selezione dell’opera grafica inedita dal 1987 ad oggi. Realizzate con le tecniche dell’acquaforte, acquatinta e puntasecca sono accompagnate da un’unica grande tela in acrilico che le sovrasta e quasi come un manifesto illustra l’artista all’opera tra torchio, sgorbie ed incisioni appese ad asciugare come panni stesi. Mani nodose, occhi persi nel vuoto e bocche suggellate evocano angosce recondite e disagi esistenziali. Di tanto in tanto all’improvviso si aprono finestre su paesaggi estranei ai morbosi personaggi che, tra figurine tratte da stampe giapponesi, codici indecifrabili e simboli sessuali, affollano le composizioni in una sorta di opprimente horror vacui. “I loro sguardi ci fissano. Non un bisbiglio, non un sussurro li tradisce. Desolati quando si illudono di non essere visti si perdono effondendosi nella loro tristezza lacrimale” (C. Spiga).

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