Vis à vis

“Ombra e specchio sono evocati non per mostrare ma per alludere, non per far vedere ma per supplire una presenza che si da attraverso la sua stessa cancellazione” (Anonimo). L’interpretazione dell’autoritratto contemporaneo che si pone in antitesi con l’idea classica del ritrarsi è il tema proposto dall’ultima mostra del museo nuorese. Da questa condizione di anticlassicismosi basano molte delle opere in mostra, cercando di esorcizzare gli oscuri meandri del narcisismo mediante l’assoluta mancanza d’identità. Autoritrarsi, quindi, non più come riflesso della propria personalità, ma come negazione di questa, in alcuni frangenti, o come travestimento e alterazione, in altri. E’ il caso questo di Cesare Viel che utilizza il travestimento come introspezione nella sequenza di tre immagini intitolate “Chi sei oggi”, nella quale ostenta pesanti trucchi scenici. Una serie di fotografie anche per l’opera di Urs Luthi la cui anima, finalmente svelata, si frammenta per mostrare le sue ambigue sfaccettature.
Autoritratto come rappresentazione profondamente intima e sofferta del corpo è il caso di Francesca Woodman e del suo universo onirico, dove la sua immagine riflessa non è altro che l’incarnazione di ansie ed inquietudini. Il video di Eulalia Valldosera esplora lo spirito e come questo si pone in relazione al cosmo attraverso l’immagine proiettata del suo corpo in movimento nell’ambiente circostante; l’intenzione è quella di trovare la fusione con ciò che la circonda. Ancora femminilità come rappresentazione carnale della propria anima nell’opera di Ana Mendieta ma in misura quasi alienante; ed ecco che da rocce millenarie emergono simbologie legate ai genitali femminili in una ripetizione continua ed angosciante. Fortemente introspettive sono anche le immagini di Daniela De Lorenzo nell’autoritratto negato intitolato “Distrazione”, mentre l’essenzialità della linea d’oro su fondo nero di Gino de Dominicis rivela un’estrema raffinatezza nell’esprimere l’autoritratto come esaltazione di se. Le modelle sterili di Vanessa Beecroft, mostrano una fisicità quasi violenta, ed esprimono la loro non-identità indossando optional serializzati come slip e parrucche rosse con trecce. Unica presenza sarda in mostra, la sacerdotessa Greta Frau, si autoritrae attraverso i volti delle sue adepte, con una precisione fiamminga dei dettagli. La rielaborazione fotografica di Arnulf Rainer del 1980 mette a nudo se stesso ed esplora la propria identità che affiora con forza travolgente dalla matericità del colore. La figura di Andy Warhol, invece, si delinea attraverso i ritratti dei suoi noti personaggi.
Per la mostra nel centro barbaricino è stato scelto lo splendido ritratto dedicato a Lisa Minnelli che dal fondo dell’ultima sala s’impone in tutto il piano terreno. Oltre agli artisti sopracitati sono presenti in mostra: Cindy Sherman, Ketty La Rocca, Robert Mapplethorpe, Liliana Moro, Massimo Barzagli, Shirin Neshat, Luigi Ontani, Michelangelo Pistoletto, Giulio Paolini, Roman Opalka, Ugo Mulas, Gilbert & George, Massimo Barzagli, Grazia Toderi, Nan Goldin, Andres Serrano, Claudia Casarino, Mariko Mori, Nan Goldin, Barbara Bloom.

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