La Collezione Ingrao



I locali museali, completamente ristrutturati per l'occasione, a malapena, sono riusciti a contenere la folla di critici, artisti e docenti universitari che hanno voluto presenziare al più grande evento artistico che la città ricordi. Il sindaco Mariano Delogu dopo il taglio del nastro ha ringraziato della collaborazione, per la catalogazione delle opere e l'allestimento della galleria, la direttrice Anna Maria Montaldo, la coordinatrice dell'Assessorato alla Cultura Ada Lai, l'architetto Antonello Cuccu e i docenti Giorgio Pellegrini e Maria Luisa Frongia. L'intervento è stato concluso da Elisa Mulas, che per volere di Francesco Paolo Ingrao, ha donato la collezione omonima al comune di Cagliari il 28 luglio 1999.


Le opere realizzate tra la metà dell'Ottocento e gli anni '50, testimoniano perlopiù il percorso artistico italiano delle avanguardie sviluppatesi a Roma dal Secessionismo al secondo dopoguerra.Il percorso espositivo si articola in due sezioni principali, duecentocinquanta opere tra pittura, scultura e disegni, sono state distribuite nelle 15 sale sistemate tra il piano terra e il primo piano, altrettante opere hanno preso posto nelle tre sale del piano terra denominate "stanze del collezionista ". Introducono la collezione i dipinti ottocenteschi di Angelo Inganni e Gioacchino Toma, per passare ai tre paesaggi di Enrico Reycend e alla scultura bronzea di Ercole Rosa. Ad inaugurare il Novecento, troviamo le opere di Leonardo Bistolfi e Luigi Gnoli, e il Ritratto femminile del pittore fiorentino Armando Spadini, che dal realismo giungerà ad una personale interpretazione neoimpressionista. Giacomo Balla, rappresentato da uno splendido pastello che documenta lo scultore Giovanni Prini all'opera, anticipa quella ricerca dinamica che confluirà nel futurismo, segue Figura maschile di Lorenzo Viani, pittore ribelle e anticonformista fautore di un espressionismo carico di emotività.



La sala IV raccoglie trentuno opere di Umberto Boccioni, lo studio del corpus, del maggior artista appartenente al movimento futurista, è stato affidato al professor Maurizio Calvesi. Le opere esposte coprono un arco cronologico che dagli esordi giunge fino alla sua ultima fase, culminando con l'opera Ines realizzata nel 1907, periodo nel quale si trasferisce a Milano e intraprenderà quella minuziosa analisi che convergerà nello sviluppo della poetica futurista. Chiude l'esposizione una gouache di Mario Sironi appartenuta a Margherita Sarfatti. Al primo piano la grande tela La vestizione della sposa, dell'austero Carlo Socrate, introduce le opere di Emanuele Cavalli, Alfredo Biagini e Antonietta Raphael, nella Sala I. Ad Ardengo Soffici, presente con due opere appartenenti al periodo del "ritorno all'ordine", e a Filippo de Pisis, sostenitore della Scuola di Parigi, è stata dedicata la Sala II. Denominata della "Probità ansiosa", da Giorgio Pellegrini, curatore del percorso espositivo, un'intera sala è stata riservata al metafisico Giorgio Morandi, l'esposizione consta di tre Nature morte realizzate ad olio, nove disegni, un'acquaforte e la selezione di alcune lettere. Un nucleo importante di opere di Ottone Rosai, oscillante tra l'espressionismo e la metafisica, fra le quali due tele rappresentanti i Giocatori di carte e un autoritratto giovanile, prendono posto nella Sala III, unitamente al Ritratto d'uomo di Carlo Carrà, alle Case alpestri in grigio di Fortunato Depero a una splendida opera futurista di Tullio Crali. Chiudono il percorso della Sala Le sette virtù di Gino Severini, La città di Dio di Fillia, Atanasio Soldati, Leo Longanesi e Massimo Campigli, sono rappresentati rispettivamente da Composizione, Il sogno del vecchio capitano e Sole e ombra.



La Sala VI, intitolata "Il crepuscolo graffiato", è riservata ad Antonio Donghi, a Mario Mafai e ad un nucleo di venti opere su tavola eseguite da Pio Semeghini che contrastano cromaticamente con le opere di Felice Casorati , rappresentato da Natura morta con maschera rossa e Le uova sul tappeto. L'ultima sala è dedicata alle trentaquattro tele di Mino Maccari, ribelle e graffiante espressionista, dal gusto cromatico tipicamente mediterraneo, tra le quali alcune realizzate sulle due facce dello stesso supporto. Chiudono la Sala VII Enrico Paolucci, Piero Dorazio e Antonio Zorac Music. Nella fase finale del percorso incontriamo "le stanze del collezionista", tre sale che costituiscono una sorta di "deposito", nella quale le opere sono accostate con criterio di gusto e che vorrebbero suggerire il "caos" che animava la collezione dalla quale provengono. Tra le opere, oltre ad alcuni autori presenti nelle altre sale, come Socrate, Innocenti, Rizzo, Amato, Ricci, Menzio, Notte, possiamo ammirare alcune incisioni, una sezione dedicata ai disegni di Scipione, Carrà e Omiccioli e una nutrita collezione scultorea che comprende opere realizzate con tecniche diverse. La Collezione Ingrao, dono tanto atteso e prezioso, costituisce una grande conquista per il panorama artistico isolano, che non solo introduce il cittadino alla comprensione dei maggiori rappresentanti delle avanguardie nazionali, ma inserisce Cagliari nel circuito delle più importanti gallerie italiane d'arte contemporanea.

Commenti

  1. Curato e puntuale. Senza dubbio utile per chi vuol conoscere le nostre tappe culturali

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