Ermanno Leinardi - La persistenza dell'ellisse


 Tutto ha inizio in maniera fortuita: una goccia di china sfugge al controllo dell’artista e si infrange al suolo. Avrebbe potuto passare inosservata, ma l’artista ne coglie il potenziale semantico. Quella macchia si trasforma in un’ellisse, dando vita a un segno iconico che diventerà la matrice di tutta la ricerca di Ermanno Leinardi. Nel 1967 feci il primo quadro con l’ellisse. Ellisse che si fa cardine, chiave di volta di un sistema percettivo. Un’unità che l’artista estrae dal caos per consegnarla al rigore. Un rigore, tuttavia, mai assoluto. Non sono forme passive, le sue ellissi: si moltiplicano, si dilatano, implodono e scorrono sulla tela trasformandola in un campo di forze variabili, costringendo l’occhio a seguire inganni percettivi e asimmetrie inattese. Considero infatti ‘l’inganno percettivo’ come la base di tutta la mia ricerca che, malgrado tutto, continua ancora oggi. Malgrado tutto, perché si muove in un percorso contrario, anzi in opposizione, a quello perseguito dalla cultura dominante. L’artista ne esplora le infinite possibilità di combinazione, in un equilibrio tra razionalità e casualità, tra poesia e un inaspettato carattere ludico. 


Oggetto di analisi in relazione agli altri segni e allo spazio circostante, l’ellisse consente un’esplorazione strutturale che, nell’ambito del Concretismo Plastico, mette in discussione il calcolo a favore di equilibri instabili e spazi ambigui. Si dipana così la serie delle ellissi, caratterizzate da una ricchezza poetica imprevedibile e da una apparente semplicità. La retrospettiva si apre con un ritratto a china su carta realizzato da Maria Lai nel 1978 e prosegue attraverso un percorso espositivo che passa in rassegna le opere realizzate tra il 1969 e il 2004, iniziando dalla produzione legata al Gruppo Transazionale, di cui Leinardi fu co-fondatore nel 1966 insieme a Tonino Casula, Ugo Ugo e Italo Utzeri, sodalizio che rappresentò il momento cruciale per la svolta astratta in Sardegna, permettendo all’artista di dialogare con i principali protagonisti del rinnovamento artistico europeo. A questo periodo risale il trasferimento a Roma e la prima personale a Parigi (1970) con la presentazione di Argan, seguita dalla partecipazione alla IX Quadriennale romana (1973) diretta da Palma Bucarelli. 




Se nella prima metà degli anni Settanta le composizioni rimangono vincolate a combinazioni in rigorosa relazione dinamica, contraddistinte dall'uso del non-colore, alla fine del decennio l’artista dà vita al ciclo Esercizio indiscreto in cui l’ellisse scivola lungo linee spezzate generando geometrie volutamente inconcluse che rompono l'equilibrio statico e rivelano apparenti profondità della superficie. Questa evoluzione dà luogo a strutture visionarie di matrice costruttivista che culminano nel ciclo Spazio Ambiguo, definito da diverse intensità cromatiche e da una nuova complessità formale, come spiega Claudio Cerritelli: le problematiche costruttive si basano su composizioni ascensionali, tensioni verticali e orizzontali, obliquità ed equilibri trasversali, scelte asimmetriche anche dissonanti, assetti che vertono sul dinamismo degli spazi variabili. 




Negli anni Novanta, di pari passo con la pittura, l’artista sviluppa la sperimentazione delle tecniche calcografiche avviata negli anni Settanta: serigrafie e litografie gli consentono di ottenere contrasti di forte impatto visivo mentre si avvale di diverse consistenze materiche offerte da acquaforte, acquatinta e cera molle, giocando sull’imprevedibilità della reazione degli inchiostri. Questa fase gli vale prestigiose collaborazioni e l’insegnamento di percezione visiva in Germania. Offrendo uno sguardo su quasi quarant’anni di incessante ricerca, la retrospettiva non si limita a celebrare la carriera dell’artista, ma restituisce la statura di un intellettuale che ha saputo guardare oltre i confini dell'Isola. Attraverso il rigore geometrico e la successiva liberazione cromatica, la sua opera rimane oggi una testimonianza imprescindibile del Novecento artistico, confermando Ermanno Leinardi come una figura chiave nella creazione di un linguaggio visivo moderno, coerente e profondamente europeo. 




Bibliografia essenziale


E. Leinardi, Dal lato del sole, Cagliari 2001.

F. Fournier, L’espace Ambigu, testo presentazione mostra di E. Leinardi, Parigi 2006.

P. Veroli, 1999 - 2003, in “Terzoocchio” n. 3, settembre 2006.

R. Vanali, Spazio Ambiguo, testo presentazione retrospettiva di E. Leinardi, Cagliari 2014.

Visioni Concrete. Ermanno Leinardi, M. D. Picciau (a cura di), Cagliari 2021.

R. Vanali, Le visioni ellittiche di Ermanno Leinardi a Cagliari, Artribune (Web), Roma 18 gennaio 2021.

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