Le Geografie dell'Invisibile di Daniela Spoto



Geografie dell’Invisibile è un viaggio che inizia dove finisce il visibile per evidenziare l’ordine segreto della natura e del cosmo, la bellezza della fragilità e gli strumenti che guidano memoria e inconscio. Il percorso della mostra di Daniela Spoto non ha punti di riferimento fissi, non segue uno schema o un ordine cronologico bensì ogni opera è un’isola, un territorio che aspetta d’essere abitato dal nostro sguardo.

Fulcro della sua ricerca poetica è il concetto di panismo confacente a descrivere la fusione tra essere umano e natura. Al confine tra elementi organici e anatomia umana, linee sinuose collegano il corpo all’ambiente circostante senza soluzione di continuità rievocando stilemi che dall’Apollo e Dafne del Bernini giungono alle rappresentazioni paniche più estreme di Jan Fabre passando per la natura surreale e pietrificata di Max Ernst.




La contaminazione tra grafica e texture organiche, i contorni eleganti e le linee fluide evocano infine l’estetica dell’Art Nouveau e della Secessione Viennese. Ramificazioni, rampicanti e fiori stilizzati avvolgono i soggetti diventando parte integrante di anatomia e abbigliamento. Intrecci vegetali fungono sia da cornice che da legame tra i soggetti. Metamorfosi e fusione esplorano i confini tra l’universo umano, quello animale e vegetale rimandando al concetto di simbiosi. A tratti il regno vegetale prende il sopravvento invadendo violentemente i corpi, svelando quella sottile vena inquietante che attraversa le immagini - che non di rado si fa grottesca -, edulcorata solo dall’atmosfera fiabesca. Questo dualismo riflette la complessità dei legami umani e la connessione profonda con l’istinto animale o il lato selvaggio dell’anima. 




Tra decorativismo e sintesi grafica, l’artista rinuncia alla prospettiva accademica a favore di scene costruite su piani sovrapposti creando un effetto decorativo simile a quello degli arazzi. La palette talvolta limitata si rivela potente e vibrante. Il rosso è utilizzato come punto focale emotivo spesso in contrasto a sfondi freddi. Alla cura meticolosa di ogni singola nervatura di foglie e di ogni fitto tratteggio destinato a dare volume ai capelli o a tracciare piume, l’artista associa stati d’animo e sguardi fissi, quando non chiusi in uno stato di estasi, accentuando l’atmosfera introspettiva. Il risultato è quello di un’estetica che appare allo stesso tempo arcaica, per i richiami al folclore e al mito, ed estremamente contemporanea per l’uso del colore e della composizione grafica che evoca atmosfere sospese e atemporali suggerendo una narrazione archetipica legata a vita, morte e all’ambito del sacro. Un linguaggio artistico estremamente coerente che muove tra simbolismo mitologico e una visione botanica surreale.  

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