Genesis: Lee Maelee a Venezia

Quella di Lee Maelee è una concezione della pittura come disciplina spirituale adeguata ad esplorare l’origine del mondo e la storia dell’umanità. Con un approccio antropologico e letterario da destinare ai posteri.





Sono i dipinti buddisti e sutra, del regno dinastico coreano Goryeo, vergati con inchiostro d’oro e d’argento, a fare da protagonisti nell’ultima mostra personale di Lee Maelee (1963, Repubblica di Corea). Trentasei opere realizzate in polvere d’oro a 24 carati dove l’artista ha trascritto frasi tratte dalla Genesi della Bibbia e dal Sutra del Diamante che, tradotte in diverse lingue, sono il pretesto per indagare l’esistenza umana. 

La memoria dell’artista s’intreccia alla storia dell’umanità ancora intrappolata dagli strati geologici, come si deduce dalle immagini degli scavi del tempio di Wolnamsa, utilizzati in alcuni casi come fondale, dove vissero gli antenati dell’artista.

Genesis rappresenta un’indagine dell’evoluzione del mondo attraverso il meticoloso processo di scrittura dove convivono aspetti dualistici come Yin e Yang, vita e morte, passato e presente. Una ricerca che diventa immersiva con l’ausilio del video, che vede individui di diverse nazionalità nell’atto di recitare poesie, che si trasfigura in un canto con incedere lento e cadenzato assumendo un ruolo centrale per la trasmissione della memoria collettiva ai posteri. 

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