Into The Wild

Vivere, soltanto vivere, in quel momento in quel luogo. Senza mappe, senza orologio, senza niente. Montagne innevate, fiumi, cieli stellati. Solo io e la natura selvaggia.
(dai dialoghi del film “Into the wild” di Sean Penn)




Sia che essa sia crudele matrigna o madre benevola, incontaminata e primordiale o selvaggia e desolata. Sia che si prospetti come forza creatrice o potenza distruttrice, come luogo o non luogo, la natura è da sempre oggetto di dominio da parte dell’uomo, nonostante uomo e natura siano due manifestazioni dell’Unico Spirito Assoluto, a detta di Schelling, ovvero un connubio tra realtà terrena e realtà ultraterrena. 
Già Bacone la reputa un oggetto di sfruttamento a vantaggio dell’umanità, al contrario di Goethe che la considera un essere vivente, un’opera d’arte da esplorare di cui l’uomo è responsabile dal momento del suo ingresso tra i comuni mortali. La natura non conosce né passato né futuro, il presente è la sua eternità e nulla accade che sia in rapporto col tutto. Inutile dire quanto la lotta dell’uomo contro la natura fallisca miseramente poiché essa si difende laddove il suo equilibrio è intaccato e inevitabilmente riconquista ciò che violentemente le è stato tolto. Né siamo testimoni impotenti e vittime consapevoli al suo scatenarsi, di questi tempi più che mai.
Non è cosa nuova l’inesorabile destabilizzazione della società e l’avvio dell’umanità in direzione di una condizione devastante e senza ritorno a causa del continuo e repentino progresso tecnologico e della globalizzazione che avanza, dal momento che la società tecnologica estrania gli uomini non solo dal resto della natura, ma anche da se stessi e dagli altri*. Si prospetta quindi urgente l’esigenza di riscoprire un equilibrio tra umanità e natura nel tentativo di evitare altri processi irreversibili, dopo lo sterminio di specie animali e vegetali, l’alterazione di cicli biologici e climatici e le gravi ripercussioni sull’umanità. Ostaggio di quella forza dirompente e schiacciante che incarna la natura quando distrugge, trasforma e ingloba. Nonostante ciò la natura non è crudele, è solo spietatamente indifferente**, presupposto assai difficile da accettare per l’essere umano che ammette effetti positivi e negativi ma non l’indifferenza al dolore.
Into the wild è una riflessione sul rapporto uomo/natura in epoca contemporanea e sulle condizioni tutt’altro che ideali in cui quest’ultima versa a causa dell'agire superficiale dell'uomo, nel tentativo di bloccarne il suo slancio vitale che la dirige verso un’evoluzione creatrice, per parafrasare Bergson. Riflessione obbligata per la precarietà di un pianeta sull’orlo del collasso, dato che il sogno alchemico, la ricerca della chiave che apre i segreti dell’uomo e della natura, non verrà mai abbandonato***


Into The wild
group show a cura di Roberta Vanali
Galleria Meme, Cagliari
dal 4 novembre al 24 novembre

Silvia Argiolas, Nicola Caredda, Cane Celeste, Stefano Cozzolino, Gavino Ganau, Silvia Mei, Nicola Mette, Gianni Nieddu, Alessio Onnis, Pastorello, Paolo Pibi, Giuliano Sale, Daniele Serra



* Konrad Lorenz, Il declino dell’uomo, Mondadori, Milano, 1987
** Richard Dawkins, Il fiume della vita. Cos’è l’evoluzione, Sansoni Editore, 1995, pag. 98
*** Stefano Zecchi, introduzione a W. Goethe, Metamorfosi delle piante, Guanda Edizioni,1983, pag. 9

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